Il cambiamento climatico e le variazioni a esso legate sono sempre più sotto gli occhi della scienza. E perfino una banale zanzara (che in realtà banale non lo è per niente) ci offre indicazioni precise. Secondo un comunicato dell’Azienda Sanitaria dell’Emilia Romagna, è modenese il primo caso di virus West Nile in regione, registrato sabato 11 luglio. L’allarme suona una settimana più tardi rispetto allo scorso anno, ma in linea con lo sviluppo di questa arbovirosi, infezione ormai diffusa in tutta Italia e trasmessa dalla zanzara comune. I primi casi in Italia sono infatti stati rilevati già dallo scorso mese di giugno, in Veneto e anche nel centro Italia.
Il paziente colpito in questo caso è un uomo di 80 anni, attualmente ricoverato in condizioni stabili presso la Medicina interna del Policlinico, che vive e frequenta i comuni di Modena e Nonantola. Già avviata l’indagine epidemiologica come previsto dal piano di sorveglianza regionale.
Spiega ancora il comunicato:
Il virus West Nile viene trasmesso all’uomo attraverso la puntura di zanzare infette, in particolare delle zanzare comuni del genere Culex, attive soprattutto al crepuscolo e durante la notte. Come detto il virus è endemico, ovvero presente in maniera stabile, in Italia, in particolare nelle regioni del bacino padano.
Il suo ciclo di moltiplicazione si sviluppa fra alcune specie di uccelli e le nostre zanzare comuni (Culex spp.).
A differenza dei protocolli in essere per quanto riguarda i casi di Dengue e altre malattie di importazione trasmissibili dalle zanzare tigre, in questo caso non sono previste disinfestazioni nell’area di residenza del paziente, in quanto il virus non è trasmissibile. Infatti l’uomo, così come i cavalli, viene occasionalmente infettato tramite punture di zanzare e non è in grado di trasmettere l’infezione ad altre zanzare né ad altre persone. Il contatto con il virus nella maggior parte dei casi provoca un’infezione asintomatica; in alcuni casi può però svilupparsi la malattia chiamata West Nile Disease, con sintomi evidenti che possono ricordare una sindrome influenzale e che durano pochi giorni. Soprattutto in persone anziane e/o debilitati, si possono raramente manifestare gravi forme neurologiche che richiedono il ricovero ospedaliero e che possono condurre a esiti permanenti o al decesso.
I consigli dell’Azienda USL
- Nei giorni successivi a piogge intense e seguite da alte temperature, si sviluppano condizioni che favoriscono lo sviluppo dell’insetto. In queste situazioni, è fondamentale rinnovare i trattamenti larvicidi nei luoghi in cui si possono formare ristagni d’acqua, sia in ambito pubblico sia nelle aree private.
Le precipitazioni, infatti, dilavano i prodotti già applicati, riducendone l’efficacia: ripetere i trattamenti consente di interrompere il ciclo vitale della zanzara nella fase larvale, cioè quando si trova nell’acqua, prima che diventi adulta e in grado di pungere. - Si raccomanda inoltre di proteggersi dalle punture, soprattutto di sera e di notte, quando è attiva la zanzara comune, applicando repellenti cutanei, preferibilmente contenenti principi attivi riconosciuti efficaci, seguendo le indicazioni riportate in etichetta.
- In ambito domestico, è consigliabile adottare misure preventive volte a ridurre l’ingresso e la presenza degli insetti, come l’utilizzo del condizionatore d’aria e l’installazione di zanzariere su porte e finestre.
- Per le situazioni in cui si trascorre del tempo all’aperto, l’impiego di dispositivi elettroemanatori, opportunamente scelti e utilizzati, può contribuire a ridurre significativamente la presenza di zanzare nelle immediate vicinanze.
- La zanzara necessita di quantitativi minimi di acqua stagnante — anche di pochi millilitri — per deporre le uova e completare il proprio ciclo riproduttivo. Per questo motivo è imprescindibile un’attenta e costante attività di eliminazione di tutti i possibili ristagni d’acqua, quali sottovasi, grondaie intasate, secchi e contenitori vari che possono raccogliere acqua piovana. Nei casi in cui tali ristagni non possano essere rimossi, si raccomanda l’utilizzo periodico di prodotti larvicidi specifici, al fine di interrompere il ciclo biologico delle zanzare e contenere efficacemente la proliferazione degli insetti.
E in scuderia?
In scuderia, dove ci sono spesso aree più umide con ristagni di liquidi, come le zone lavaggio o le letamaie, valgono esattamente gli stessi identici accordimenti che in altri luoghi, con ancora maggiore attenzione.
Il cavallo, come l’uomo può infatti essere infettato (non tramsettere…) dalla West Nile dalle medesime zanzare che pungono anche noi. Vanno quindi protetetti con disinfezione frequente degli ambienti, riduzione al minimo dei ristagni d’acqua, insettorepellenti e, per attenuare gli eventuali sintomi della malattia, con il vaccino.
Il vaccino va somministrato SOLO ad animali sani, il cui organismo non sia cioè già venutao a contatto con il virus, così come evidenziato nell’autorizzazione al suo utilizzo da parte della Comunità Europea. La sua funzione non è quella di allontanare le zanzare, bensì di ridurre i sintomi clinici della malattia, le lesioni al cervello e ridurre la viremia.
Intanto che si riflette sul tema del vaccino al proprio cavallo, che sappiamo essere controverso come per tutti i vaccini, auguriamo al signore di Modena una pronta guarigione.

























